Appunti e spunti d’autunno: i tre weekend del gusto a Comano tra sapori, borghi e natura

Tre occasioni imperdibili di itinerari nel gusto trentino in cui le sagre diventano spunto di perlustrazione di borghi e natura della Biosfera Unesco. Mostre-mercato dei prodotti tipici, da acquistare direttamente dai produttori, degustazioni e cene tematiche dall’antipasto al dolce, musica e folklore, nell’accoglienza calda delle genti trentine.

Appunti e spunti da segnarsi, pregustando, al rientro dalle vacanze estive, il piacere delle papille gustative per fughe di autunno. Comano, tra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, non è solo centro di eccellenza del termalismo curativo della pelle, ma uno straordinario concentrato di eccellenze di prodotti tipici che raccontano una identità del territorio e esaltano la bellezza dei borghi e di una natura non a caso eletta patrimonio della Biosfera Unesco.

L’autunno, del resto, con i suoi colori caldi e le temperature gradevoli è, per definizione, la stagione ideale per concedersi un fine settimana enogastronomico. A Comano, ce ne sono addirittura tre:

·                             21-23 ottobre, Festa della patata – Campo Lomaso

·                             29 ottobre-1 novembre, Sagra della ciuìga – San Lorenzo in Banale

·                             5-6 novembre, Festa della noce – Cavrasto di Bleggio

Tre occasioni per cogliere appieno la assoluta compenetrazione tra il prodotto e il contesto di produzione: dai borghi (ben due “Borghi più belli d’Italia” dei 4 assegnati al Trentino sono qui) con i loro volt in pietra, le loro pievi e i castelli, alla natura mai come in questo caso “incontaminata”.

Il primo elemento che accomuna i tre appuntamenti è la unicità dei prodotti e la peculiarità del luogo di provenienza: il Lomaso per la patata di montagna Montagnina, il Banale per la Ciuìga, salame con le rape presidio Slow Food, e il Bleggio per la sua Noce. Solo qui si coltivano e producono, solo qui si possono acquistare.

E in tutti e tre gli appuntamenti si trovano:

·      Mostra-mercato dei prodotti tipici, da acquistare direttamente dal produttore locale (sia il prodotto che i suoi  derivati)

·      Degustazione dei prodotti, anche in abbinamento fra loro

·      Cena con menu tematico , dall’antipasto al dolce

·      Momenti musicali e folkloristici

I programmi dettagliati prossimamente sul sito www.visitacomano.it  e nel file allegato.

Inoltre, attraverso il contatto con il prodotto si entra in una dimensione di scoperta di altri tesori: i borghi contadini (Rango e San Lorenzo), le vie dei castelli, tra cui imperdibile quello di Stenico, delle pievi (quella di Bono, di San Lorenzo e di Dasindo affrescate dai Baschenis, pittori bergamaschi itineranti del Rinascimento, che ospitati nelle case della gente comune, ricambiavano abbellendo i luoghi di preghiera) e l’ itinerario naturalistico (dalle cascate del Rio Bianco alle Dolomiti di Brenta, perlustrabili a piedi, o in bici anche grazie alle bici elettriche del progetto EVVAI, dotate anche di carrellino per bimbo e amico a 4 zampe. Per non parlare degli itinerari fotonaturalistici, imparando a fotografare gli innumerevoli spunti offerti dalla natura, come il Foliage autunnale. Un territorio che fa parte della Biosfera Unesco, una valle prodiga di biodiversità ma anche di testimonianze storiche e di utilizzi secolari del territorio, tutta da vivere e visitare.

Il tutto, nell‘abbraccio autenticamente caldo dell’ospitalità rurale-familiare dei garnì, degli agriturismo e dei b&b, che offrono un soggiorno a contatto con la campagna, con la natura, per assaporare l’essenza della terra. Molti tra l’altro fanno parte dei Qualità Parco (con 100 requisiti ambientali ) e delle strutture pet friendly e bike friendly.

La Trentino Guest Card, poi dà le agevolazioni e sconti per chi vuole approfittare per scoprire anche il resto del Trentino (castelli, musei, case del parco, attrazioni).

CONOSCIAMO ALLORA MEGLIO QUESTI TRE PRODOTTI PROTAGONISTI DEI WEEKEND DI GUSTO DI COMANO:

Ciuìga del Banale a San Lorenzo in Banale (fra i “Borghi più belli d’Italia”)

Quando si dice “fare di un problema un’opportunità….”. Divenuto ora Presidio Slow Food, la ciuìga arriva da una storia contadina di povertà e sopravvivenza montanara, nella seconda metà dell’800. Prodotto unicamente in questo borgo è infatti un capolavoro di norcineria della storia antica e, come spesso accade, retaggio della sapienza contadina che, per ovviare alla povertà e scarsità di materie prime, recupera, aggiunge e mescola materie prime “povere”, creando un gusto finale unico e raro. Composto da carne suina e rape, il prodotto dall’800 a oggi ha avuto una sua evoluzione. Il salame nasceva allora dagli scarti della carne di maiale (testa, cuore e polmoni) in proporzione del 20% circa. Il resto erano rape cotte tritate. Per dare colore veniva aggiunto il sangue di maiale, ma anche aglio e pepe nero per rendere il sapore piccante, unico e inconfondibile. Le rape venivano coltivate dopo la trebbiatura del grano e maturavano in autunno. Ecco perché la ciuìga veniva tradizionalmente prodotta e affumicata ad inizio inverno, quando il calendario prevedeva il raccolto ma anche l’uccisione del maiale e la lavorazione appunto degli insaccati.

La tradizione vuole che il salume, dopo l’affumicatura, si restringesse assumendo una forma strana, quasi fosse una pigna. E proprio ciuìga si chiama la pigna nel dialetto locale.

Oggi il recupero della tradizione passa attraverso una nobilitazione del prodotto, invertendo la proporzioni tra carne e rape: 70% di carne suina scelta e il 30% di rape. La ciuìga si può consumare subito dopo l’affumicatura, mentre è ancora fresca. La sua preparazione è semplicissima: si fa bollire in acqua per circa 15/20 minuti dopo averla bucherellata. Nella tradizione locale la ciuìga cotta è abbinata alla patata lessata (preferibilmente cotta con la buccia) e cicoria tagliata molto finemente. Un altro abbinamento possibile è con il purè di patate e capusi (cavolo cappuccio) tagliati sottilissimi. Il più tradizionale è l’abbinamento con i crauti, le lenticchie in umido (con pancetta, pomodoro e alloro) ed il purè o la polenta. Se consumata dopo 10/15 giorni di stagionatura, può essere gustata anche cruda. In questo caso è ottima abbinata a fette di pane leggermente tostate e imburrate. Altre ricette: ciuìga in pasta pane briochè alle noci (antipasto), smacafam del Brenta alla ciuìga, en gnoc na patata alla ciuìga, polenta gialla bramata con peverada di ciuìga.

Da visitare l’affumicatoio dove la ciuìga viene affumicata!

Montagnine: sono le patate di montagna del Lomaso. Sono coltivate esclusivamente su terreni e in ambiente di montagna, tra i 600 e 900 m. A fronte di una produzione limitata in quantità, viene premiato il gusto. Coltivate secondo un protocollo di autodisciplina dei coltivatori trentini, sono ancora le vecchie e tradizionali varietà rintracciabili tra questi monti più di un secolo fa. Conservate al naturale senza l’ausilio di trattamenti anti germoglianti vengono proposte anche nelle varietà precoci e tardive, così da soddisfare il consumatore da autunno a primavera. Con le patate di montagna, insomma, il gusto ci guadagna. La chicca da non perdere… il tiramisù alla patata Montagnina.

Noce: coltivate sul soleggiato altipiano fin dal 1500 si distinguono per il gusto gradevole, quasi speziato, il guscio sottile e facile da rompere, per le dimensioni ridotte e soprattutto per l’insolita forma allungata, tale da farle sembrare quasi rettangolari. La raccolta, circoscritta alla zona del Bleggio, comincia nella seconda metà di settembre e si esegue ancora a mano. Le noci si acquistano direttamente dai contadini. Vengono impiegate per la torta di noci, il pane alle noci, il liquore Nocino e l’originale Noceto, salame con le noci del Bleggio (Unico produttore Salumificio Salizzoni di Cavrasto nel Bleggio). “Nel 1999 l’idea di cercare nuovi sapori per deliziare i palati più complicati e curiosi, mi ha portato ha studiare un abbinamento che inizialmente sembrava una battaglia persa. Unica nel suo genere non molto grande ma con un gusto e un aroma speciale: la noce del Bleggio, era quello che ci voleva. L’equilibrio tra due gusti apparentemente molto diversi il salame e la noce, si sono rivelati un abbinamento di tutto rispetto e adatto alle migliori occasioni e tavole. Carne di suino e noci rigorosamente del Bleggio sale e aromi naturali sono gli ingredienti principali che dopo un buon impasto sono insaccati in budella naturali di manzo e fatti stagionare in cantina dove l’aria del Bleggio, situato tra le Dolomiti e il lago di Garda fa il resto garantendo a questo salame un’esaltazione di sapori unici nel suo genere.” C’è anche nella variante con l’aggiunta di Vino Santo del Trentino.

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