Cronaca bucolica made in Refrontolo

La mia storia è antica, di me si narra già dal 1300 e, sebbene provengo da un nomade trascorso lontano, subisco la suggestione del tempo che avanza, giacchè mi elogia nella mia prestigiosa varietà. Mi compiaccio di combinare oggi la mia natura autoctona con dei passati più o meno vicini e di contaminare con le mie peculiarità di colore, sapore, narrazione e abbinamenti, il moderno e passato senso del buon vivere. Nel ciò che sono stato sappiate che, illo tempore, durante i commerci della Repubblica di Venezia, mi fecero approdare anche in diverse regioni, ma in nessun posto come a casa do il meglio di me, convinto che, ad intercettare i miei intenditori, è il mio crossing naturale e paziente di chi continua ad amarmi esprimendo le mie sfumature classiche, ma quanto mai moderne.

Tra i colli del Prosecco, nelle terre refrontolesi, tra le atmosfere dei sacrifici e le sue innovazioni nel segno della contemporaneità , ci sono anch’io, e dall’alto guardo in giù. Da nord a sud, dalla stella polare a mezzogiorno e da est a ovest, dall’alba al tramonto, affermandomi su spazi di comfort longitudinali e trasversali, origino e dimoro, appoggiandomi, con nonchalance scenografica, alle dolci andature naturali del terreno, formando listonature rare su fondo collinare.

Disegno con appropriatezza lunghi e paralleli corridoi aperti al cielo e con le mie file dapprima verdi e poi di blu-nero vestite li delimito con orgoglioso rigore, diventando uno spettacolo di tanti circostanziati sguardi e di composte esternazioni per una tradizione che può vantare una solida eredità ed un futuro ricco di predilezioni.

Nell’alveo di Refrontolo, posciachè le estreme cure nel corso della mia silenziosa maturazione sottolineano il savoir-faire eleggendomi nume tutelare dell’eccellenza vinicola del posto, permango avido in una solarità pendente sul trascorrere dei mesi, a tratti umido di pioggia estiva, per divenire riconoscibile e virtuoso. È a fine settembre che la mia raggiunta pienezza, cresciuta in queste eleganti tenute, viene recuperata e, come intonano i Green Day, “Wake me up when september ends” (svegliami quando settembre termina).

Tante bacche ogivali compongono la mia silhouette sublimata da una tonalità blu scura e sfumata su un riflesso distillato violaceo, organizzato attorno all’acino. I pregiati nugoli in giornate chiacchiericcie e vivaci vengono recisi, raccolti e condotti in un locus amenous. Qui, gli stessi, sono distesi e adagiati su tradizionali graticci lignei con sistema a cassettoni, i cui listelli, incrociati e sovrapposti, li accolgono, in comode nicchie a castello, prima di passire sul fluire dell’autunno, sino al Natale.

Durante quest’ozio, mitemente e naturalmente ventilato, mi addolcisco con fervore, prima di essere pigiato. Il mio succoso nettare campeggia, per circa un ciclo lunare, compattamente alle mie pregiate bucce laddove conquisto corposità e una nuance allocromatica, onorata di essere il più nobile e intramontabile tono rubineo che una tavolozza possa evocare.

Sullo scorrere del tempo vengo anticipatamente pressato e avvolto nell’acciaio, frenato nella macerazione, per mantenere il mio carattere e temperamento zuccherino. Tutto è meditato in un’enfilade di tecniche certosine sino al raggiungimento della mia piena singolare essenza.

Mutata mutandis, al sopraggiungere dell’inconfondibile e sacrale primavera, con il suo soffio teso, quando tutto si riaccentua, rifiorisce e si risveglia, io sono pronto; vengo preziosamente versato e contenuto in vitree ampullae, entrando nella loro profondità e riempendone il vuoto, per amplificare ed affinare la mia tipicità e struttura.

L’apice espressivo, del mio archetipo talento pedemontano, viene apprezzato ed esaltato al palato più esigente e appassionato, in abbinamento con formaggi e dessert, dolci secchi e al cioccolato.

Alla vista colpisco per il mio straordinario e idealizzato rosso rubino con riflessature violacee, al gusto mi interpretano con sensibilità vellutata, unica nel genere, e la mia rivelata dolcezza connette un sapore di mora intrecciata con frutti di bosco. Il mio iconico profumo, allietato e plasmato di morasca, contiene l’anima del tempo e dettaglia delicatezza e fragranza. A tale nitore moderno, fa da contraltare il senso della memoria e della tradizione, tanto nella storia di provenienza quanto di quella più recente di continuità.

Avete capito chi sono ? Mi presento: sono il Marzemino Passito di Refrontolo! Il  Fervo DOCG di Astoria Wines !

Martina Tittonel

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