IL FUTURO DEL SETTORE VINO È NEL CALICE 4.0

Nel 2018 la produzione globale di vino è cresciuta del 14% raggiungendo i 282 milioni di ettolitri. La medaglia d’oro nel podio dei produttori va all’Italia, seguita da Francia, Spagna e Stati Uniti. I paesi che stanno crescendo più velocemente sono invece Cina, Argentina e Brasile. Conquistiamo inoltre la medaglia di bronzo per i consumi globali di vino (l’Italia rappresenta il 9% del totale) dopo Francia (11%) e USA (14%). Un settore frammentato in cui le imprese puntano a realizzare prodotti premium e/o di nicchia: i margini del comparto sono infatti aumentati ad un tasso medio annuo del 6,2% nell’ultimo quinquennio. Ciò vale anche per le aziende italiane che nel 2018 hanno esportato vino per un valore di 6,2 miliardi di euro registrando una crescita di del +3,3% rispetto al 2017 a fronte di un calo dell’8,1% in volumi.

Un settore strategico per l’Italia, una filiera che occupa circa 1 milione e 300 mila addetti. «Si crede che quello del vino sia un settore conservatore e tardivo nell’approccio alle tecnologie – dichiara Giulio Busoni, Partner Porsche Consulting responsabile del settore Consumer Goods – in realtà sono diversi i segnali di fermento del settore verso la trasformazione digitale»

In Francia nella regione di Bordeaux l’utilizzo dell’IoT per la mappatura del vigore vegetativo ha consentito di risparmiare dal 10 al 30% sui costi per la fertilizzazione mentre in California droni e mappature satellitari vengono adoperate per monitorare lo stato di salute dei terreni di produzione.

Ci sono esempi in questo senso anche in Italia: con il progetto “PV-Sensing” sensori di nuova concezione vengono utilizzati per il monitoraggio dei parametri agronomici del suolo, della superficie delle foglie, dell’umidità e della rugiada a cui è esposta la pianta. Dati che, grazie ad un modello previsionale, consentono di ottimizzare i trattamenti fitosanitari del vigneto.

Numerose sono inoltre le start up che stanno nascendo nel settore vino: da quelle come “Wineta” che puntano ad influenzare gli acquisti grazie ad un algoritmo in grado di raccomandare il vino in linea con propri gusti personali, a quelle che gestiscono la vendita come “Goot”, una APP che consente di accedere a tutti i vini disponibili nelle enoteche di zona e di riceverli in un’ora. Altre, come “10-wine”, propongono nuovi modelli di consumo, in questo caso mutuato dal settore del caffè: ricariche monodose per un consumo casalingo di qualità e variegato, un bicchiere di vino come la tazzina del caffè.

«In questo contesto i produttori italiani devono cogliere principalmente due trend globali: l’importanza della qualità lungo tutta la filiera e la personalizzazione sia del prodotto che delle modalità di consumo»– continua Busoni – «Da un lato tecnologie quali IoT e sensoristica applicate in fase produttiva consentono ai produttori di migliorare sempre di più la qualità del prodotto, dall’altro, applicazioni digitali a supporto della vendita consentono d’intercettare ed integrare nel proprio processo di innovazione le nuove esigenze di consumo quali ad esempio quello monodose. La rivoluzione digitale – conclude Busoniè la chiave per mantenere e consolidare nel tempo la posizione di leadership globale nel settore vitivinicolo»

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